PLUSDOTAZIONE: PROBLEMA O RISORSA?
- gildasagretti
- 14 nov 2020
- Tempo di lettura: 3 min

Vengono chiamati in ambito internazionale "gifted children" - bambini dotati o bambini prodigio. Sono bambini e ragazzi che hanno un alto potenziale cognitivo: facendo riferimento alla gaussiana per definire il quoziente intellettivo, si tratta di soggetti che ottengono punteggio di QI superiore a 120 - a fronte dei valori di media statistica che si collocano nel range tra 85 e 115 - fino ad arrivare a bambini intensamente dotati con un QI superiore a 140.
I bambini e ragazzi con una plusdotazione intellettiva hanno possibilità di sviluppo superiori alla media dei loro coetanei, in quanto possiedono alcune abilità cognitive eccezionali. Tra le principali caratteristiche dei gifted si riscontrano: ottime capacità mnestiche e vivacità intellettuale, grande proprietà di linguaggio, capacità di mantenere costante l'attenzione per un lungo periodo di tempo su argomenti di proprio interesse, pensiero critico, utilizzo della logica e del pensiero arborescente, ottime capacità di problem-solving, apprendimenti precoci, rapidi e spesso autonomi, grande senso della giustizia, ipersensibilità sensoriale ed emotiva.
Piaget aveva definito l'intelligenza come quella funzione cognitiva che permette l'adattamento del soggetto all'ambiente circostante e che, attraverso la modulazione dei propri meccanismi interni, garantisce l'equilibrio tra le diverse strutture cognitive. Nonostante le spiccate doti intellettive, però, non sempre i bambini e i ragazzi ad alto potenziale cognitivo sono capaci di adattarsi più facilmente o efficacemente all'ambiente. Al contrario, spesso si riscontra discrepanza tra le abilità cognitive possedute e quelle emotive e sociali, tant'è che anche la plusdotazione intellettiva è stata definitivamente inserita dal MIUR nei BES - Bisogni Educativi Speciali.
Bambini e ragazzi plusdotati possono vivere con frequenza condizioni di malessere psicologico ed emotivo. Questi disagi, inoltre, vengono a manifestarsi paradossalmente proprio nell'ambito scolastico, ovvero in quel contesto in cui dovrebbero essere maggiormente prestanti e responsivi. Spesso sono le stesse prestazioni scolastiche a non essere brillanti o pertinenti. Gli alunni ad alto potenziale cognitivo possono apparire agli occhi degli insegnanti come troppo impulsivi, irrequieti e distratti, isolati e demotivati rispetto alle attività curriculari. Per questi motivi non è inusuale che la plusdotazione intellettiva venga talvolta erroneamente confusa con il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).
La plusdotazione, dunque, deve essere considerata un problema o una risorsa? La risposta è sicuramente analitica. L'alto potenziale si traduce in risorsa nel momento in cui viene riconosciuto dal contesto, che diventa pertanto supportivo e predisponente affinchè il bambino sviluppi un reale talento. Il mancato riconoscimento dell'APC, al contrario, costituisce un fattore di rischio per il verificarsi di un vero e proprio "underachievement", un fenomeno di "sottorendimento" e disinvestimento nel processo di apprendimento, parallelamente a conflitti interpersonali ed isolamento sociale. Quando infatti le abilità superano in numero e in livello quelle dei coetanei, il bambino può sperimentare un vissuto di noia, che può tradursi a sua volta in scarsa motivazione. Inoltre, accade con frequenza che gli alunni ad alto potenziale cognitivo percepiscono di essere differenti dai loro compagni e di avere interessi che non sono in sintonia con quelli del gruppo. Queste sensazioni di inadeguatezza e di rifiuto possono ugualmente incidere in modo significativo sul processo di adattamento all'interno del contesto scolastico.
Riconoscere a livello familiare e scolastico i segnali precoci e le caratteristiche della plusdotazione intellettiva è il primo passo importante per iniziare a dare una risposta ai bisogni educativi di questi bambini e ragazzi. Successivamente, è opportuno attivare un percorso valutativo di tipo multimodale e multifattoriale, che tenga conto di un'attenta valutazione del profilo cognitivo, senza però tralasciare l'assessment del funzionamento emotivo e sociale.
A scuola sarà poi importante adoperarsi per rendere l'ambiente stimolante e supportivo, promuovendo anche strategie di apprendimento tali da non inibire il potenziale di questi bambini, ma incanalarlo in modalità e contesti alternativi per essere valorizzato.
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